La Cina verso una crescita sostenibile.

cinesiNello scorso agosto la parola Cina era tra le più ricercate nei motori di ricerca e nei siti di finanza, improvvisamente la Cina ci faceva paura, improvvisamente sono emerse vulnerabilità che non consideravamo… Improvvisamente o giustamente?

Giustamente, direi io, perché la Cina non è diversa dal resto del mondo, non è esente dai processi di crescita e sviluppo attraverso i quali sono passati negli anni altre realtà mondiali.

Oggi in Cina si parla di riforme e la volontà del governo è quella di favorire sempre più la crescita interna favorendo i consumi.

Siamo di fronte ad un cambio epocale, la Cina del figlio unico sembra già storia passata, adesso si parla di potenziamento delle infrastrutture, di crescita di qualità, di potenziamento della produzione al alto contenuto tecnologico… in poche parole si parla si PIL, il prodotto interno Cinese ne uscirà rafforzato e con esso la popolazione cinese che si troverà a vivere una nuova primavera.

Annunci
Standard

VOLKSWAGEN – guardi il grafico e scopri che…

Strano eh? Venerdì 18 settembre in chiusura di seduta, dopo una giornata pressoché piatta per il titolo Volkswagen, si sono registrati volumi 40/50 volte superiori alla media degli ultimi giorni… Strano eh? No, nulla di strano, evidentemente qualcuno sapeva dello scandalo legato ai valori falsati dalle centraline che rilevano le emissioni inquinanti.

Questa non è la sede per entrare nel merito dell’aspetto tecnico, di quanto ne sapesse l’azienda e di quanto la cosa fosse voluta ad arte, certo è che anche questa volta qualcuno sapeva e ne ha approfittato, se dobbiamo trarre un insegnamento da quanto è avvenuto possiamo dire che sui mercati moderni vince la tempestività e l’informazione lecita o illecita che sia.

Oggi tutto è veloce e chi per primo sa o coglie la notizia può riuscire a fare la differenza all’interno del proprio portafoglio.

Buone oscillazioni a tutti!

Grafico azioni Volkswagen

Grafico azioni Volkswagen

Standard

Niente più monetine per la Grecia.

Circa un mese fa fantasticavo sull’ipotesi di salvare la Grecia facendo una sorta di colletta tra tutti gli abitanti dell’Europa. La mia educazione Cattolica di tanto in tanto mi fa credere ancora nel potere delle buone azioni.

Ormai tutto è inutile, siamo sull’orlo del baratro, e gli interessi in gioco sono così tanti che nulla può salvare la Grecia se non la Grecia stessa.

Sono portato a pensare che una sua eventuale uscita dall’Euro potrebbe anche giovargli ma sarebbe una sconfitta clamorosa per l’Europa, che ci era stata venduta quasi come un ente mutualistico.

Nella nuova guerra fredda che si intravede all’orizzonte i giochi saranno molto più articolati rispetto agli anni ’80, non ci sarà più solo l’asse orizzontale America – Russia ma anche l’asse verticale Europa – Medio Oriente, curioso osservare che i due assi disegnano una sorta di croce, ma non divaghiamo, è evidente che un’uscita della Grecia dall’Euro la riavvicinerebbe immediatamente alla Russia riaccendendo in quest’ultima un nuovo desiderio espansionistico e consentendole di avere un grazioso sbocco sul mediterraneo.

So che qualcuno trova un po’ visionarie le mie interpretazioni dei fatti ma proprio per questo ho deciso di scriverle in un blog, in modo che il tempo possa smentirmi.

Standard

Una monetina per salvare la Grecia.

Da mesi si sente parlare di Grecia e di debito…IMG_4455
Da mesi chi investe teme la Grecia e le conseguenze che potrebbe portare il suo eventuale default.
Siamo tutti aggiornati sui numeri di questo problema?
La Grecia deve restituire Fondo Monetario Internazionale 300 milioni di euro come prima rata delle quattro che sono necessarie per saldare il debito (di circa 1.6 miliardi).
Avete mai pensato a quanto ci sta costando e quanto ci costerà questa situazione?
Mettiamo in conto la flessione dei mercati per il “timore” del default, i viaggi dei premier dei vari stati coinvolti e dei leader della Banca Centrale e del Fondo Monetario, Il dollaro che, in netta contraddizione, perde valore rispetto all’euro (ma non avevamo tra le mani una valuta a rischio di fallimento?)…
Un po’ ci stiamo facendo male da soli, non trovate? Comunque la si pensi siamo ormai tutti parte di un unico organismo chiamato Europa e non possiamo pensare al problema Ellenico come a qualcosa di lontano. Il problema è qui ed è di tutti ma la soluzione potrebbe essere più semplice di quanto si pensi.
In Europa vivono 742,5 milioni di persone, se ognuno di noi versasse un solo euro come dono alla Grecia , questa si troverebbe non una ma bensì 2 delle 4 rate pagate! Incredibile vero? Non siamo abituati a pensare per grandi numeri ma la realtà è questa. Basterebbe uno sforzo ridicolo fatto da molti per far fronte ad un problema apparente enorme gestito da pochi.
Non voglio dire che sarebbe la soluzione migliore e sono ben cosciente che si creerebbe un pericoloso precedente, ma sono certo che sarebbe la soluzione meno dolorosa.
Io lo farei anche oggi, non per magnanimità ma perché in realtà risparmierei un sacco di soldi che inevitabilmente tutti ci troveremo a spendere sotto forma di investimenti meno redditizi, di prodotti più cari, di tasse in aumento.
1 euro a testa… pensateci…

Standard

CRISI, è il momento di separare il grano dalla pula.

Crisi è una parola antica, deriva dal greco krino ed indica l’atto del separare il grano dalla pula da parte dei contadini.

Solo in epoca moderna la parola crisi ha assunto una connotazione negativa, colpa del nostro pessimismo cronico oppure del poco rispetto che portiamo per i nostri avi.

In questi anni di crisi abbiamo sempre e solo visto l’aspetto negativo della stessa, se ci fossimo fermati per un attimo ed avessimo filtrato la nostra percezione con l’origine etimologica della parola forse avremmo trovato del buono.

Fotografia del risparmio in ItaliaAvremmo potuto utilizzare gli anni di crisi per mondare il nostro raccolto, per separare la parte buona da quella non commestibile…

Le statistiche ci dicono l’esatto opposto, nell’immagine a fianco c’è una bellissima fotografia scattata da “Il Sole 24 Ore”, che traccia il percorso dei nostri risparmi dal pre-crisi ad oggi, ebbene, siamo praticamente rimasti immobili, non abbiamo tolto la pula dal nostro grano convinti che potesse proteggerlo ed oggi ci accorgiamo che forse, dopo tanto tempo, è ammuffito.

Il nostro mucchietto di grano ha perso valore, perché una parte di esso è stata rovinata dalle muffe. E per la parte restante? Mi spiace ma ci resta ancora tutto il lavoro di pulizia da fare.

Nulla è perduto, in economia c’è sempre un punto di ripartenza, dobbiamo solo scollarci dalle nostre convinzioni ed iniziare a separare il nostro grano dalla pula, iniziare a riorganizzare i nostri portafogli e, sopratutto, (perdonatemi l’indegna citazione dalla Bibbia) evitare che qualcuno semini zizzania nel nostro campo di grano.

Ne riparleremo in agosto… dopo il raccolto!

Standard

E adesso cosa faccio?

11149720_883077698421447_6848229127574526180_oQuante volte ho sentito questa domanda, a porla sono sempre persone con l’occhio un po’ lucido di chi ha visto tempi migliori, con le mani un po’ tremanti di chi si è sudato i propri risparmi, con la fronte un po’ rugosa di chi non vuole più impegnarsi troppo… Io li chiamo clienti anziani, qualche giornalista e qualche bancario, con un po’ di disprezzo, li chiama BOT People, il popolo del Buono Ordinario del Tesoro; come se fosse colpa loro. Pensate se tra qualche anno i nostri nipoti ci chiamassero gli Smartphone People, antiquati, con i nostri cellulari tuttofare, il mondo sarà andato avanti ma a noi quegli oggetti continueranno a sembrare il massimo della tecnologia. La realtà è che per nostra natura tendiamo ad ancorarci alle certezze di cui abbiamo beneficiato in passato, siamo come la mucca che guarda il treno, noi continuiamo a ruminare impassibili e convinti che il nostro mondo finisca in quel prato mentre il treno passa veloce e non si accorge nemmeno che la mucca è li.

Suona quasi inverosimile il dato sulla domanda di BOT ancora così elevato, escludiamo per un attimo gli investitori istituzionali che acquistano BOT per esigenze diverse, siamo certi che il BOT People abbia capito fino in fondo l’inutilità (se non la dannosità) della sottoscrizione del Buono? Non è che chiamarlo “Buono” ormai suoni un po’ ingannevole?

Ancora una volta il ruolo dei consulenti finanziari e dei referenti bancari si rende importante, non ci si può esimere dal fare cultura spiegando con parole semplici, dedicando il tempo necessario e non si può pensare che sia così improbabile che la mucca un giorno possa decidere di salire su quel treno.

Standard

Incompetenti o incompetitivi?

…o un mix di entrambi?

Esordisco in modo provocatorio per arrivare a trattare un argomento molto attuale e delicato, quello della competitività su scala internazionale della nostra piccola Nazione.

L’argomento più discusso negli ultimi anni tra bancari, consulenti e clienti è senza dubbio “la crisi”, dapprima con le paure del caso ed oggi sempre più con una view positiva ed un tentativo di individuare spiragli che ci portino ad una nuova partenza.

Oggi l’Italia si trova stretta in una morsa che vede da un lato il peso del carico fiscale e dall’altro la perdita di competitività, questo non può che tradursi in una continua emorragia di posti di lavoro. Se avessimo la forza di fare un bagno di umiltà e ci guardassimo attorno, scopriremmo che molti stati europei a noi vicini hanno da tempo intrapreso una strategia che sta permettendo loro di scrollarsi di dosso le ceneri della crisi.

Grafico competitività 2014

Raffronto grafico sulla perdita di competitività dal 2000 ad oggi. Il riferimento sulla linea 100 è la Germania.

Il grafico evidenzia come le politiche applicate dalla Spagna a partire dal 2008 e successivamente dalla Grecia, abbiano portato questi stati a tornare in poco tempo ad essere competitivi.

Essere competitivi significa poter produrre a costi contenuti rendendo il prodotto appetibile ed esportabile, con la diretta conseguenza di generare indotto ed occupare forza lavoro.

Il grafico evidenzia, ahimè, la linea che rappresenta l’Italia come una linea quasi retta che punta verso “l’infinito e oltre” (per citare un noto film per ragazzi). In 14 anni il costo unitario del lavoro (che è il rapporto tra il costo complessivo del singolo lavoratore e le unità che produce) è aumentato del 50%. Certo, per dare un senso reale a tutto questo dovremmo sovrapporre un grafico degli stipendi medi ed uno del potere d’acquisto, ma credetemi, vi spaventereste e non è questa la mia intenzione.

Quello su cui maggiormente mi importa portare la vostra attenzione è la necessità di guardarci attorno, di studiare e capire le ragioni che spingono gli altri a fare determinate scelte, la necessità di mettere da parte la presunzione ed accettare l’idea di cambiare strada, di provare a fare qualcosa che non si è mai fatto. Riprendere in mano la nostra competitività significherebbe riportare il lavoro nelle nostre aziende, la genialità italiana nei nostri uffici ed il denaro nelle tasche degli Italiani. Utopia? Preferisco pensare che si tratti di un sogno perché dai sogni ci si può svegliare ed iniziare a lavorare seriamente.

Standard